Madwifi su Debian Sid

Ho appena aggiornato la mia Debian Box con un pesante dist-upgrade che ha richiesto il download di più di un gigabyte di pacchetti nuovi. Ho anche aggiornato il kernel passando dal 2.6.26 al 2.6.30 nuovo di zecca. Ciò ha prodotto come sempre la necessità di ricostruire alcuni pacchetti deb per i moduli di qualche periferica e nel mio caso specifico ho trovato un piccolo problema nel driver madwifi che non ne voleva sapere di essere ricompilato con l’ottimo module-assistant. Normalmente eseguo un

# m-a a-i madwifi-source

Stavolta non ha funzionato e mi sono messo alla ricerca del nuovo pacchetto madwifi-source che trovavo comunque all’ultima versione. A quel punto ho compreso che il problema era la versione del mio driver e ho scoperto che esso è uscito dai repositori di Sid, anche se non ne comprendo il motivo.

Ovviare a tale problema è solo questione di qualche minuto ed ecco cosa bisogna fare per reperire il driver dall’svn e far funzionare tutto a dovere. Da root bisogna impartire i seguenti comandi:

cd /usr/src
mkdir svn-madwifi
cd svn-madwifi
svn checkout http://madwifi-project.org/svn/madwifi/trunk
cd trunk
make
make install

Se si vuole il pacchetto deb basterà utilizza il checkinstall.

APT o non APT

Scrivo questo post prendendo spunto dalla discussione spontanea nata come una sorta di guerra di religione apparsa qui. Molti ce l’hanno per così dire a morte con le distro Debian basate su dpkg e APT e io sono convinto che tutto ciò nasca dal fatto che ormai la maggioranza di utenti Linux e conseguentemente di blogger declina in maniera più o meno costante il mantra di apt-get. Vediamo di capire che cosa sia questo APT e come sia nato.

In principio esistevano i .tar.gz. Gli utenti dovevano compilare ogni programma che volevano usare sui loro sistemi GNU/Linux. Quando fu creata Debian, fu ritenuto necessario che il sistema incorporasse un metodo di gestione dei pacchetti installati sulla macchina. A questo sistema fu dato il nome dpkg. Fu così che nacque il famoso “pacchetto” nel mondo GNU/Linux, poco prima che Red Hat decidesse di creare il proprio “rpm”.

Rapidamente un nuovo dilemma si fece strada nelle menti degli sviluppatori di GNU/Linux. A loro serviva un modo rapido, pratico ed efficiente per installare i programmi, che gestisse automaticamente le dipendenze e che avesse cura di mantenere i file di configurazione esistenti mentre si effettuavano i vari aggiornamenti. Ancora una volta Debian ha aperto la strada dando vita a APT (Advanced Packaging Tool), che poi è stato adattato da Conectiva per usarlo insieme a rpm e in seguito è stato adottato anche da altre distribuzioni.

APT-HOWTO ch 1,it

Ubuntu: esistenza collaborativa

Ubuntu è collaborazione. Io sono ciò che sono perché tu sei ciò che sei. Un sistema che esiste nello spirito della collaborazione e dell’intesa fra esseri umani di tutte le parti del mondo. Il vero significato di Ubuntu sta tutto dentro questo video girato interamente in Africa, da cui proviene il concetto e la parola Ubuntu.

Solo dopo aver visto questo video ho compreso cosa significhi realmente Ubuntu e come quest’idea possa concretizzarsi e cambiare radicalmente il modo di vivere nella società dell’informazione nel prossimo futuro o già nel presente.

Se vedi qualcuno più bravo di te chiedigli di unirsi al tuo progetto e rendi quest’ultimo migliore

Utilizzare Twitter da Gnome

Ormai utilizzo assiduamente Twitter e devo dire che questo social network costituisce un sistema di comunicazione e di contatto che rende quasi obsoleto il resto. Twitter si definisce come una “social messaging utility” e rende possibile scrivere piccoli messaggi di testo un pò più piccoli di un SMS (140 caratteri). In questo periodo Twitter è rapidissima ascesa (+422% in un anno) e si pensa che questo possa essere la prossima “moda” dopo Facebook, ormai una rete sociale di catene di S. Antonio, che ha cercato di acquistare proprio il social network del microblogging per 500 milioni di dollari in azioni, le quali però valevano 150 milioni.

Twitter, per fortuna, rimane indipendente, ma potete utilizzare l’applicazione Facebook omonima che vi consente di impostare in automatico il vostro stato tramite i Tweets. Twitter non ha un sistema di pubblicità integrato (niente revenue model integrato) e si basa sugli investitori per sostenersi. Ma si pensa che continuerà a crescere ancora molto, visto che già se ne parla in tutto il mondo come il nuovo fenomeno dopo Youtube e Facebook; in questo non è da meno neanche il nostro amato stivale.

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Linux può essere infettato da un virus

Bisogna sfatare la falsa credenza che Linux non possa essere infettato in alcun modo da un qualsiasi virus. Questo non è vero. Un sistema operativo *NIX ha diversi muri di protezione che lo salvaguardano ma c’è sempre l’eventualità di un virus tramite la Privilege escalation oppure tramite connessione SSH.

Bisogna dire anche che esistono trojan e spyware in agguato e non è bene rimanere sicuri della bontà del proprio sistema Linux e pararsi dietro un mito di falsa sicurezza. Non esiste alcun sistema operativo al riparo da attacchi di persone che vogliono rubarci informazioni, soldi o semplicemente fare danno. C’è e ci sarà sempre qualcuno che ha come unico obiettivo annientare il nostro sistema per il puro piacere di farlo o per provare al mondo di essere in grado di violare tutte i sistemi di sicurezza.

Nel 2005 i virus per Linux sono raddoppiati passando da 422 a 863 e non è tutto: Linux non ha la stessa distribuzione di mercato di Windows e ciò, purtroppo è assolutamente innegabile; Windows detiene il ~90.66% e Linux ~0.93% degli utenti.

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