L’adozione di tecnologie semantiche sui Social Networks

Le reti sociali o social networks, che dir si voglia, non sono di certo un concetto nuovo per quanto concerne almeno la sociologia. L’importanza e la forza delle reti sociali venne scoperta negli anni ’60 del secolo scorso da Milgram. Egli condusse degli esperimenti che portarono alla definizione del concetto di “small world” e dei famosi sei gradi di separazione. Allora l’esperimento fu condotto tra 100 persone sparse negli Stati Uniti d’America chiedendo loro di recapitare a una sola persona delle lettere. L’aspetto interessante dell’esperimento era dovuto al modo in cui tale corrispondenza doveva essere recapitata. Essa doveva transitare solo attraverso persone conosciute e questo, in pratica, le avrebbe rese nodi della rete sociale.

L’esperimento fu dimostrato nel 1998 da Watts e Stogatz, i quali confermarono la teoria dei “sei gradi di separazione”. Il numero medio di salti per percorrere il diametro di una rete sociale (che è anche una rete complessa) è pari a 6. Questo è possibile per mezzo di link “lunghi” tra nodi della rete sociale che consentono di abbattere le distanze nella rete stessa.
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Introduzione al Semantic Web

Prima di tutto è bene chiarire cosa si intenda per semantica: la semantica è in pratica il significato che un’informazione racchiude. Noi utilizziamo una convenzione derivante dal linguaggio “libero” per descrivere il reale che ci circonda ed è per mezzo di essa che ci accordiamo sul significato delle parole, che diventano così dei significanti che descrivono gli oggetti reali (i referenti). L’essere umano processa il linguaggio utilizzando l’associazione di idee e riesce ad identificare in modo semplice un’enorme quantità di informazione soggiacente tramite i vari referenti del linguaggio

Pensando alla sconfinatezza dell’informazione accessibile tramite Internet quello che ci si chiede è allora perché non rendere anche le macchine consapevoli, almeno in parte, del significato di questo ammasso di documenti in perenne espansione. Quello che finora è stato fatto, a partire dagli albori del World Wide Web, è solo costruire una vastissima rete di collegamenti tra documenti standardizzandone la formattazione (tramite HTML) e uniformandone gli indirizzi (tramite URL). Tutto ciò è stato possibile mediante l’utilizzo di metadati invisibili all’utilizzatore ma necessari alle macchine al fine di renderizzare a video testi altrimenti informi.
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Web semantico e linked data

Il web, per come lo conosciamo e per come è stato concepito fin dalla sua nascita, è un enorme insieme di informazioni, di documenti. Negli anni si è espanso in maniera esponenziale e oggi è un mastodontico sistema che ingloba informazioni di ogni tipo in una miriade di formati diversi, principalmente presentati in forma di documenti HTML o XHTML. Questi documenti vengono generati, nella maggioranza dei casi, da script lato server che interrogano basi dati ed eseguono delle query in base alle richieste dei client. Il problema è che i dati in quanto tali, essendo mascherati e presentati in base a delle specifiche necessità dei gestori dei vari siti web non sono disponibili direttamente. Se questo dal punto di vista di un singolo essere umano che legge una pagina web è un bene, per una macchina che esegue una scansione del web (un crawler) non è il massimo della semplicità.

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Collegare correttamente il proprio sito a Google Buzz

Non so quanti di voi, non credo molti in verità, utilizzino Google Buzz, ma sono certo che vi interesserà riuscire ad aggiornare automaticamente il vostro profilo pubblico Buzz con le news del vostro sito o blog. Vi dico subito che la cosa può apparire semplicissima a prima vista, ma per come è stato concepito Buzz e i servizi connessi a Gmail tutto ciò non è immediato.

Google Buzz

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Verso il web 3.0

Navigando per la rete in questi ultimi mesi si avverte uno sforzo costante da parte dei web masters verso il rinnovamento della forma del web. Anche guardano a Google e a quello che sta tentando di sviluppare allargando il suo settore di ricerca in modo costante e continuativo ci si accorge che qualcosa si muove. L’obiettivo pare quello dell’integrazione dei servizi e la fruizione degli stessi in modo semplice e veloce; si vuole fornire all’utente Internet qualcosa che possa essere sempre più simile ad un’esperienza reale dotando la Rete di una propria autonomia e una propria “coscienza” che possa orientarne l’aspetto e la capacità di effettuare delle scelte.

Analizzando la storia della rete partendo dalla sua nascita, quando ancora si chiamava ARPANET, si può osservarne l’evoluzione che ha subito nell’arco dei decenni. Nel primo periodo di evoluzione Internet ha posto le proprie basi passando dall’ambito embrionale del suo primissimo scopo militare a quello della ricerca, soprattutto nel settore della Fisica, poi via via si è evoluto per approdare agli enti accademici e alle grandi aziende informatiche per poi scendere lentamente nella piramide che portava verso uffici e privati. Oggi chiunque ha in casa un Personal Computer ed una connessione a banda larga e moltissimi hanno a disposizione un terminale mobile con cui connettersi alla rete tramite connessioni HDSPA.

Internet come un enorme databaseSe poniamo come decennio di reale diffusione di Internet agli anni ’90 si può affermare che il web in quel periodo ha posto le proprie basi strutturali con l’evoluzione dell’HTML e dei linguaggi utilizzati per la creazione dinamica dei dati via HTTP. Il secondo decennio di nostro interesse è stato quello che si è appena chiuso alle nostre spalle e che ha portato ad un processo intensivo di riempimento dati che rende oggi Internet un mezzo fondamentale ed inalienabile di fruizione dell’informazione. Chiunque oggi utilizza Internet per cercare un’informazione e le vecchie enciclopedie appaiono come vecchi residuati di un tempo ormai passato e pieno di polvere. Ogni informazione oggi è praticamente accessibile tramite il Web e i motori di ricerca hanno di certo rivoluzionato il nostro modo di accedere alle informazioni.

Con il tempo però ci siamo accorti che il solo mettere online i dati interessanti e utili al nostro sviluppo storico e culturale non bastava più. Abbiamo creato le reti sociali e abbiamo iniziato a organizzare la nostra vita anche sulla Rete. Sullo sfondo avvenivano evoluzioni tecniche che apportavano grandi e piccole rivoluzioni al nostro modo di navigare. Il punto di svolta in questo senso è stato sicuramente AJAX e la maggiore interattività con le pagine web data dalla diminuzione dei tempi d’attesa e dal miglioramento dell’interfaccia utente che portava ogni persona all’utilizzo del mezzo non solo come punto d’accesso per la lettura di documenti ma anche come collezione di applicazioni via via più complesse.

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Google: La bestia affamata?

Google come Darth Vader? Google come un miliardo di ricerche ogni giorno che spiano cosa facciamo, dove lo facciamo e cosa stiamo desiderando in quel preciso momento? Forse adesso è siamo ancora in tempo e potremmo anche fermarci a riflettere. Forse potremmo contenere qualcosa che nelle mani sbagliate potrebbe anche distruggere la nostra società del futuro o plasmarla al suo volere. Forse…

THE BEAST FILE: GOOGLE from Hungry Beast on Vimeo.

Via MaestroAlberto

GoogleDNS contro OpenDNS

Solitamente quando si parlava di DNS alternativi il discorso ricadeva quasi sempre sul servizio OpenDNS che da qualche tempo allieta la navigazione di moltissimi utenti, in questi giorni però ha fatto capolino sul panorana DNS il colosso del web; stiamo parlando del servizio GoogleDNS che con i suoi due indirizzi 8.8.8.8 e 8.8.4.4 promette di fornire un servizio di prima qualità. La cosa bella è che questi indirizzi risultano essere facilmente memorizzabili. Sono quattro volte 8 e “otto diviso due”. Con questa tecnica non è difficile potersi appoggiare a DNS pubblici ovunque ci si trovi, anche qualora non si abbia un modo per risolvere gli indirizzi Internet e si voglia far funzionare una connessione. Succede più spesso di quanto si possa immaginare.

Richiesta per la risoluzione di un indirizzo DNS

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