Installare Chrome su Fedora Linux
Tutti voi avrete già sentito parlare di Chrome, il browser di Google. La versione per Linux si chiama Chromium e per installarla su Fedora basta semplicemente scaricare l’RPM per la propria versione da http://spot.fedorapeople.org/chromium/, oppure installare il repository di yum che ci consente di scaricare tutto via linea di comando e mantenere sempre aggiornato il software all’ultima versione. Per installare direttamente da rpm basta semplicemente dare un rpm -ivh <nomepacchetto>.rpm.
Se voleste configurare il repo di yum non vi serve altro se non salvare un file chiamato chromium.repo in /etc/yum.repos.d contenente queste linee di codice:
[chromium]
name=Chromium Test Packages
baseurl=http://spot.fedorapeople.org/chromium/F$releasever/
enabled=1
gpgcheck=0
Fatto ciò basta semplicemente installare con il comando yum -y install chromium e il gioco è fatto.
Go: il nuovo linguaggio di programmazione di Google
Go è un nuovo linguaggio di programmazione sviluppato da Google che dovrebbe rendere facile lo sviluppo come su Python e al contempo mantenere una velocità paragonabile al C o al C++.
Questo linguaggio dovrebbe consentire velocità di compilazione anche per grossi file binari, avere un buon supporto per il multi-processing, una gestione leggera e innovativa della programmazione orientata agli oggetti (OOP).
Google Android in continua evoluzione
Google annuncia l’uscita del nuovo Standard Development Kit di Android arrivato ora alla versione 1.6. Android è una piattaforma software per cellulari ultima generazione e ha come kernel Linux 2.6. Le applicazioni scritte con l’immagine SDK sono a tutti gli effetti programmate in Java, anche se sono messe a disposizione dello sviluppatore un insieme di librerie C/C++ per la gestione del sistema, dei media e del database SQLite. Le applicazioni Android girano su una Virtual Machine come ogni altro programma Java, anche se questa VM non è quella standard sviluppata da Sun ma è una versione personalizzata che si chiama Dalvik VM.
Firefox 3.5 per le Ubuntu più vecchie
Sul portatile ho ancora Ubuntu 8.10 Intrepid Ibex, mentre sul Netbook ho installato la nuova 9.10 Karmic Koala in alpha. Chi non avesse la versione attuale e volesse comunque passare a Firefox 3.5 può farlo e gli basta aggiungere una riga sul suo sources.lst, chi non avesse dimestichezza con la shell potrebbe semplicemente andare su Sistema -> Amministrazione -> Sorgenti Software e selezionare la scheda Software di terze parti.
Non c’è Emerald su Debian Sid
Sto facendo un aggiornamento completo della mia Debian Unstable e mi sono accorto che Compiz doveva essere aggiornato all’ultima versione. Il repository di Shame, visto che lui è morto, non è più mantenuto da nessuno, così ho dovuto fare una ricerca su internet approdando alla fine a questa guida del Wiki Debian.
In pratica tutto si trova già nei repository ufficiali e c’è anche l’ultima versione disponibile. Solo che manca Emerald, cosa non da poco. Non ci resta allora che dare un
compiz --version
scoprire quale versione è attualmente installata sul nostro sistema e scaricare la versione corrispondente di emerald da http://releases.compiz-fusion.org/. Per installare ci basterà il classico configure, make, make install. Se mancasse qualche libreria al configure basterà semplicemente andare a reperirla da APT (quelle con suffisso dev).
Madwifi su Debian Sid
Ho appena aggiornato la mia Debian Box con un pesante dist-upgrade che ha richiesto il download di più di un gigabyte di pacchetti nuovi. Ho anche aggiornato il kernel passando dal 2.6.26 al 2.6.30 nuovo di zecca. Ciò ha prodotto come sempre la necessità di ricostruire alcuni pacchetti deb per i moduli di qualche periferica e nel mio caso specifico ho trovato un piccolo problema nel driver madwifi che non ne voleva sapere di essere ricompilato con l’ottimo module-assistant. Normalmente eseguo un
# m-a a-i madwifi-sourceStavolta non ha funzionato e mi sono messo alla ricerca del nuovo pacchetto madwifi-source che trovavo comunque all’ultima versione. A quel punto ho compreso che il problema era la versione del mio driver e ho scoperto che esso è uscito dai repositori di Sid, anche se non ne comprendo il motivo.
Ovviare a tale problema è solo questione di qualche minuto ed ecco cosa bisogna fare per reperire il driver dall’svn e far funzionare tutto a dovere. Da root bisogna impartire i seguenti comandi:
cd /usr/src mkdir svn-madwifi cd svn-madwifi svn checkout http://madwifi-project.org/svn/madwifi/trunk cd trunk make make install
Se si vuole il pacchetto deb basterà utilizza il checkinstall.
APT o non APT
Scrivo questo post prendendo spunto dalla discussione spontanea nata come una sorta di guerra di religione apparsa qui. Molti ce l’hanno per così dire a morte con le distro Debian basate su dpkg e APT e io sono convinto che tutto ciò nasca dal fatto che ormai la maggioranza di utenti Linux e conseguentemente di blogger declina in maniera più o meno costante il mantra di apt-get. Vediamo di capire che cosa sia questo APT e come sia nato.
In principio esistevano i .tar.gz. Gli utenti dovevano compilare ogni programma che volevano usare sui loro sistemi GNU/Linux. Quando fu creata Debian, fu ritenuto necessario che il sistema incorporasse un metodo di gestione dei pacchetti installati sulla macchina. A questo sistema fu dato il nome dpkg. Fu così che nacque il famoso “pacchetto” nel mondo GNU/Linux, poco prima che Red Hat decidesse di creare il proprio “rpm”.
Rapidamente un nuovo dilemma si fece strada nelle menti degli sviluppatori di GNU/Linux. A loro serviva un modo rapido, pratico ed efficiente per installare i programmi, che gestisse automaticamente le dipendenze e che avesse cura di mantenere i file di configurazione esistenti mentre si effettuavano i vari aggiornamenti. Ancora una volta Debian ha aperto la strada dando vita a APT (Advanced Packaging Tool), che poi è stato adattato da Conectiva per usarlo insieme a rpm e in seguito è stato adottato anche da altre distribuzioni.




