Linux nella Pubblica Amministrazione

Molti comuni italiani soffrono di un deficit costante che tende ad aumentare di anno in anno. Si spendono milioni e milioni di euro per effettuare opere pubbliche di utilità collettiva, almeno così si spera, e in questo senso un capitolo di spesa in continua crescita è di certo quello relativo ai servizi informatici ormai presenti in qualsiasi ufficio comunale d’Italia.

Ecco allora che in questo scenario si incentra l’importanza della scelta. Nel settore pubblico, più che in quello privato bisognerebbe fare molta attenzione a ciò che si spende e a come il denaro venga speso anche in previsione di futuri sviluppi, ciò soprattutto nell’ambito delle nuove tecnologie quali per l’appunto quelle informatiche. Avete mai pensato che si potrebbero risparmiare miliardi di euro solamente adottando software libero?

GNU e Tux

La licenza d’uso del software libero permette di:

  • eseguire il programma per qualsiasi scopo;
  • accedere alla struttura interna del programma (codice sorgente), studiarla ed eventualmente modificarla;
  • ridistribuirlo in un numero di copie illimitato.

Fonte: Wikipedia, l’enciclopedia libera.

Si pensi alle suite di software per l’ufficio presenti su qualsiasi computer degli uffici della pubblica amministrazione; nella maggior parte dei casi queste sono proprietarie e molto molto care.  Il pacchetto più utilizzato viene comunemente chiamato office e moltissimi sono convinti che al mondo esista solo questo. Pensate solo al fatto che non si spendono quattrini solo per comprarlo ma anche per aggiornarlo e non sono certo pochi.

Open Office 2.0

Potreste rimanere allibiti dal fatto che è disponibile un software libero che costituisce in pratica una suite per l’ufficio completamente libera che è in grado di effettuare le operazioni che comunemente vengono eseguite giorno per giorno sui computer d’ufficio, come la videoscrittura, i fogli di calcolo, la creazione di tabelle e grafici, la gestione dei dati e la creazione di diapositive. Il software di cui parlo è OpenOffice.org. Io utilizzo costantemente questa suite e devo dire che sono sempre riuscito a fare tutto ciò che mi prefiggevo con il minimo sforzo. Un esempio su tutti può essere l’esportazione automatica dei documenti in formato pdf presente in tutti gli applicativi di .

Si potrebbe decidere di scegliere in favore di OpenOffice ad ogni nuovo acquisto o aggiornamento dei software a pagamento e si avrebbe la certezza di avere una suite completa che si potrà aggiornare con facilità ad ogni nuova release, il tutto sempre gratuitamente e con il minimo sforzo.

TUXVeniamo adesso al punto cruciale, quello che sta più a cuore: Linux. Il sistema operativo è il cuore del sistema e si è portati a pensare che la migliore soluzione sia quella più usata, molte volte a torto. Il costo dei sistemi operativi incide in maniera notevole sull’acquisto di qualsiasi PC e molte volte anche l’aggiornamento del sistema non può essere ottenuto in maniera gratuita. Se si pensa che nella pubblica amministrazione si trattano ogni giorno i dati di ognuno di noi, sarebbe bene mantenere sempre aggiornati i sistemi ed eseguire dei backup sicuri in maniera cadenziata. Ciò, per esperienza personale, non avviene. Anzi i computer connessi ad internet sono molte volte primi di sistemi di sicurezza come firewall o antivirus/spyware. Oltretutto si hanno macchine che supportano male la “multiutenza” e si assiste allo scambio continuo di password per accedere ai vari terminali presenti in ufficio. Il tutto porta ad un degrado latente quando gli utenti sono contemporaneamente amministratori di sistema, caso frequentissimo che costituisce purtroppo la norma.

Chiunque abbia utilizzato Linux sa bene che l’attenzione alla sicurezza è una delle prerogative di ogni sistema Unix-like e che la multiutenza è nativa per questi sistemi. Per installare un software disponibile per tutti gli utenti ci vogliono i permessi di root, con la relativa password; così nessuno può installare o cancellare qualcosa a insaputa dell’amministratore della macchina o meglio della rete.

Molti impiegati inoltre si preoccupano della riservatezza dei loro dati nella propria cartella dei documenti, proprio per la facilità con cui si può accedere a qualsiasi cartella o file nei sistemi più utilizzati negli uffici pubblici. Con un sistema Linux anche questo problema scompare subito, impostando i permessi di visibilità della cartella home dell’utente. E ci sono migliaia di esempi possibili, potremmo discutere per delle ore; provate per credere. 😉

Negli anni passati ai piani alti si sono accorti del fenomeno FLOSS e Open source e hanno iniziato a capire che non esiste solo il software proprietario e a pagamento. Esistono Commissioni di lavoro ufficiali, per esempio al Ministero per le riforme e l’innovazione della PA, e un centro di competenza del CNIPA (Centro Nazionale per l’Informatica nella Pubblica Amministrazione) che si occupano di open source. In questo ambito l’ex ministro dell’Innovazione Tecnlogica Lucio Stanca, nel 2003, scrisse una direttiva atta ad aprire la strada all’ingresso del software libero e dei formati liberi negli uffici pubblici, invitando a scegliere fra i diversi formati e programmi quello più conveniente. Esiste anche un Osservatorio sull’Open Source (http://www.osspa.cnipa.it/home/). Ubuntu LogoIn tal senso anche il parlamento italiano ha iniziato ad adeguarsi alla nuova via “aperta e libera” installando dei server e delle postazioni con Ubuntu Linux.

Un’interessante proposta di legge fu presentata anche dal senatore Cortiana nel 2002, a cui fece seguito il seguente comunicato stampa dell’Associazione Software Libero (ASSOLI), in collaborazione con Free Software Foundation Europe, lo giro nella speranza che qualcun’altro possa far presente ai legislatori nazionali e locali le ragioni dell’Open Source e del .

Comunicato stampa di FSF Europe e Assoli sul disegno di legge per l’uso del Software Libero nella Pubblica Amministrazione

Contatti: Stefano Maffulli <maffulli@fsfeurope.org>
Tel 347 1493.733
Christopher Gabriel <gabriel@fsfeurope.org>
Tel 347 7784.862

La proposta di legge sul Software Libero approda in parlamento

Con il nome ufficiale di “Norme in materia di pluralismo informatico, sulla adozione e la diffusione del software libero e sulla portabilità dei documenti informatici nella Pubblica Amministrazione“, il senatore Fiorello Cortiana del gruppo parlamentare Verdi-l’Ulivo ha presentato la proposta di legge al Senato della Repubblica Italiana [1].

Scopo della legge è quello di privilegiare l’adozione del software libero da parte della pubblica amministrazione, in modo da migliorare la gestione dei servizi informativi dello Stato. Inoltre, di adottare formati non proprietari, e quindi universalmente utilizzabili, per tutti i documenti prodotti dalla pubblica amministrazione.

Il software libero nella pubbliche amministrazioni sta giocando un ruolo sempre più importante nel mondo. La Gran Bretagna prevede l’introduzione obbligatoria di software libero nel settore pubblico [2]. Lo sviluppo di software sicuro con codice liberamente accessibile costituisce un ruolo centrale nell’iniziativa eEurope della Commissione Europea [3]. Il comune di Firenze ha approvato una mozione per l’introduzione e espansione di Software Libero nella Pubblica Amministrazione [4]. Il Parlamento della Germania ha recentemente annunciato di voler basare la propria infrastruttura tecnologica sul sistema GNU/Linux [5].

«Un’ottima iniziativa che se approvata darà slancio all’economia nazionale del software e dei servizi informatici e contestualmente migliorerà la sicurezza, l’interoperabilità e l’economicità dei sistemi informativi delle pubbliche amministrazioni con gran beneficio per i cittadini italiani», secondo Simo Sorce, sviluppatore italiano del progetto Samba, il software libero che rende possibile il dialogo tra sistemi Microsoft e i sistemi di tipo UNIX.

Stefano Maffulli, portavoce della Free Software Foundation Europe, ha così lodato l’iniziativa: «Questa proposta di legge porterà alla pubblica amministrazione i vantaggi del sistema GNU. Il nostro sistema, noto soprattutto grazie a GNU/Linux, la sua variante più diffusa, concede agli utenti la libertà di eseguire, modificare, distribuire liberamente il software e restituisce agli utenti un diritto che troppo spesso gli viene tolto dalle comuni licenze d’uso. Al contempo garantisce una base di partenza per una vera concorrenza sul mercato informatico, basata su standard aperti e documentati. Spero che in Parlamento la proposta venga discussa senza pregiudizi».

«L’Associazione Software Libero ha appoggiato la proposta di legge del senatore Cortiana sin dalle prime stesure. La diffusione e lo sviluppo di software libero avranno sicure e rapide ricadute positive sull’economia, sulla concorrenza e sulla trasparenza del mercato» ha affermato il presidente dell’associazione, Simone Piccardi, felicitandosi dell’approdo del disegno di legge in parlamento.
Riferimenti:

[1] http://www.senato.it/leg/14/Bgt/Schede/Ddliter/16976.htm

[2] http://www.govtalk.gov.uk/documents/OSS%20Policy%20draft%20for%20public%20consultation.pdf

[3] http://europa.eu.int/comm/information_society/eeurope/documentation/index_en.htm

[4] http://www.comune.firenze.it/consi/softwarelibero.htm

[5] http://www.bundestux.de/

A proposito di Free Software Foundation Europe: La Free Software Foundation Europe è l’ associazione gemella della Free Software Foundation, che fu fondata nel 1985 da Richard Stallmann per fornire supporto legale, logistico ed economico al progetto GNU, il corpus software che costituisce l’infrastruttura dei sistemi basati su kernel Linux. Attualmente la FSFE ha sezioni in Francia e Germania, nuove sezioni sono in arrivo in Italia, Portogallo, Spagna. Riferimenti: http://www.fsfeurope.org/

A proposito di Associazione Software Libero: L’Associazione Software Libero è una entità legale senza scopo di lucro che ha come obiettivo la diffusione del software libero in Italia e di una corretta informazione sull’argomento. È l’unica organizzazione italiana affiliata alla Free Software Foundation Europe. Riferimenti: http://softwarelibero.it/

A proposito di Samba: Samba è un insieme di programmi che forniscono accesso a file system e stampanti condivise in rete con il protocollo SMB/CIFS. Samba permette di sostituire server Windows NT/2000, OS/2 Warp, NFS o Netware con un server tipo Unix. Samba è software libero rilasciato con licenza GNU GPL. Riferimenti: http://www.samba.org/

Scrive Simone Brunozzi [2]:

Ogni scelta ruota intorno ai seguenti concetti chiave:

  1. Diffidenza
  2. Inerzia
  3. Certificazione
  4. Responsabilità
  5. Interazione sociale
  6. Dati

[…] I vari funzionari pubblici che vengono coinvolti, a diversi livelli, nelle decisioni, devono poi tenere conto delle varie Interazioni sociali che intervengono in un ambiente di lavoro, interazioni spesso sottovalutate in qualsiasi progetto IT. I funzionari abituati a quella interfaccia o a quella procedura possono ribellarsi a qualsiasi cambiamento; i tecnici che si devono occupare della gestione dei servizi informatici possono opporre resistenza a nuove soluzioni tecniche, che comportano il bisogno di aggiornare le proprie competenze; in generale, qualsiasi innovazione comporta sempre delle reticenze, che possono essere giustificate solo nel caso in cui si tratti del “solito software” che necessita di aggiornamento (e quindi un cambiamento inevitabile, da accettare e basta). […] Una azienda, o un gruppo di professionisti, che desideri proporre una soluzione FLOSS, deve riuscire a comprendere bene le varie “forze” che ostacolano qualsiasi soluzione alternativa, prima ancora di preoccuparsi dei dettagli tecnici.

La diffidenza nasce dall’adozione di qualcosa di nuovo e da una assunzione di responsabilità di chi attua la scelta, in quanto vige sempre la famosa legge di Murphy:

« Se qualcosa può andare storto
lo farà. »

Questo è imputabile alla conoscenza e all’affidabilità del software adottato. Io personalmente consiglio vivamente l’adozione di una distribuzione come Stable (adesso con codename ““) [4]. In tal modo si ha un alto grado di sicurezza nel trattamento dei dati e si può eseguire senza patemi d’animo qualsiasi azione, anche quelle considerate rischiose. Bisogna tener presente che i virus per i sistemi Linux sono molto rari e bisogna riuscire comunque a “rompere” la password di root per riuscire a danneggiare un sistema di questo tipo.

Le aziende che operano nel settore dei sistemi informativi, ed è questo il caso della PA, offrono anche delle certificazioni che mettono al riparo il dirigente statale, spesso ignorante in materia.

Il progetto di migrazione si sostanzia in tre macro fasi:

  1. analisi, realizzata attraverso un questionario sull’hardware a disposizione negli uffici e mirato ad ottenere le informazioni necessarie per una corretta personalizzazione delle soluzioni;
  2. installazione/realizzazione del software, tenendo conto delle necessità e della semplicità d’uso, di aggiornamento e di manutenzione;
  3. verifica, messa a regime e formazione degli impiegati: una fase nella quale il personale viene formato per l’utilizzo del nuovo software;

Risorse

  1. Sempre più Linux nella PA
  2. FLOSS nella pubblica amministrazione italiana
  3. Software Libero nella PA
  4. Le tre facce di Debian: stable, testing e unstable

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2 Responses to “Linux nella Pubblica Amministrazione”

  1. Maria on giugno 28th, 2008 21:22

    Dobbiamo fare di tutto per portare Linux nella PA!

  2. skydiamond on ottobre 18th, 2008 12:53