Correggere il colore blu dei video su VLC e simili
Se siete tra quei pochi che appena aprono un video tutto prende uno strano colore blu, niente paura. Adesso la soluzione a tutti i vostri mali e la cancellazione dell’effetto puffo è a portata di mano. Basta semplicemente andare sulle preferenze del pannello di controllo del vostro driver catalyst della scheda video (NVIDIA o ATI per esempio) e cercare tra i parametri video la parola hue (colore) dovrebbe esserci una barra che vi permetterà di sistemare la colorazione nei video. Qui trovate anche il thread sul forum di VLC che entra nel dettaglio.
Verso il web 3.0
Navigando per la rete in questi ultimi mesi si avverte uno sforzo costante da parte dei web masters verso il rinnovamento della forma del web. Anche guardano a Google e a quello che sta tentando di sviluppare allargando il suo settore di ricerca in modo costante e continuativo ci si accorge che qualcosa si muove. L’obiettivo pare quello dell’integrazione dei servizi e la fruizione degli stessi in modo semplice e veloce; si vuole fornire all’utente Internet qualcosa che possa essere sempre più simile ad un’esperienza reale dotando la Rete di una propria autonomia e una propria “coscienza” che possa orientarne l’aspetto e la capacità di effettuare delle scelte.
Analizzando la storia della rete partendo dalla sua nascita, quando ancora si chiamava ARPANET, si può osservarne l’evoluzione che ha subito nell’arco dei decenni. Nel primo periodo di evoluzione Internet ha posto le proprie basi passando dall’ambito embrionale del suo primissimo scopo militare a quello della ricerca, soprattutto nel settore della Fisica, poi via via si è evoluto per approdare agli enti accademici e alle grandi aziende informatiche per poi scendere lentamente nella piramide che portava verso uffici e privati. Oggi chiunque ha in casa un Personal Computer ed una connessione a banda larga e moltissimi hanno a disposizione un terminale mobile con cui connettersi alla rete tramite connessioni HDSPA.
Se poniamo come decennio di reale diffusione di Internet agli anni ’90 si può affermare che il web in quel periodo ha posto le proprie basi strutturali con l’evoluzione dell’HTML e dei linguaggi utilizzati per la creazione dinamica dei dati via HTTP. Il secondo decennio di nostro interesse è stato quello che si è appena chiuso alle nostre spalle e che ha portato ad un processo intensivo di riempimento dati che rende oggi Internet un mezzo fondamentale ed inalienabile di fruizione dell’informazione. Chiunque oggi utilizza Internet per cercare un’informazione e le vecchie enciclopedie appaiono come vecchi residuati di un tempo ormai passato e pieno di polvere. Ogni informazione oggi è praticamente accessibile tramite il Web e i motori di ricerca hanno di certo rivoluzionato il nostro modo di accedere alle informazioni.
Con il tempo però ci siamo accorti che il solo mettere online i dati interessanti e utili al nostro sviluppo storico e culturale non bastava più. Abbiamo creato le reti sociali e abbiamo iniziato a organizzare la nostra vita anche sulla Rete. Sullo sfondo avvenivano evoluzioni tecniche che apportavano grandi e piccole rivoluzioni al nostro modo di navigare. Il punto di svolta in questo senso è stato sicuramente AJAX e la maggiore interattività con le pagine web data dalla diminuzione dei tempi d’attesa e dal miglioramento dell’interfaccia utente che portava ogni persona all’utilizzo del mezzo non solo come punto d’accesso per la lettura di documenti ma anche come collezione di applicazioni via via più complesse.
Video Flash su Ubuntu 10.04 x86_64 con nspluginwrapper
Sto provando la nuova Ubuntu Lucid Lynx 10.04, versione LTS, a 64 bit. Devo dire che per la mia configurazione non è niente male. Risulta essere alquanto stabile e veloce e si trovano tutti i programmi che servono, essendo basata sui pacchetti deb ed essendo per l’appunto Ubuntu. Nell’ultimo periodo per il mio quadcore avevo utilizzato Fedora 11 e volevo fare il salto direttamente a Fedora 13 Goddard, ma ho dovuto tornare sui miei passi visto che questa versione non risultava affatto stabile sulla mia configurazione attuale.
Tutto su Ubuntu sembrava andare bene, tranne che per quanto riguardava Adobe Flash player 10, distribuito da Ubuntu in versione 32 bit con nspluginwrapper. Questo player non sembrava andare d’accordo con Firefox e così ho deciso bene di capirci qualcosa. Sul forum di Ubuntu ho trovato qualcuno che lamentava dei problemi simili ai miei, cioé i controlli dei video (play, pause, ecc.) e dei componenti Flash sembravano non andare neanche morti.
La soluzione consisterebbe nell’introduzione della seguente stringa nella penultima riga del file /usr/lib/nspluginwrapper/i386/linux/npviewer:
export GDK_NATIVE_WINDOWS=1
Tutto così sembra riuscire a funzionare anche su Firefox. Provate e fatemi sapere se questo piccolo trick sortisce gli effetti sperati. Finora a me funziona.
Configurare manualmente una connessione wireless
Vediamo come configurare manualmente la nostra distribuzione Linux affinché essa possa connettersi automaticamente ad una rete infrastrutturale o Ad-Hoc richiamando le configurazioni impostate nel file /etc/network/interfaces.
Il file /etc/network/interfaces
Le distribuzioni GNU/Linux (solitamente) memorizzano le impostazioni relative alle schede di rete in alcuni file di testo che vengono letti ad ogni avvio per l’utilizzo delle configurazioni in essi contenute. Questo file è /etc/network/interfaces, vediamo in breve di cosa si tratta.
In realtà non sarebbe necessario memorizzare le configurazioni delle schede di rete in questo file. Infatti, con le giuste opzioni e varie sintassi, tramite i comandi ifconfig [1] e route [2] possiamo configurare la nostra scheda di rete. Certo che doverlo fare ad ogni avvio del sistema diventa noioso, per questo memorizzare tutto all’interno di un file di testo e’ cosi’ utile.
In questo modo per attivare/disattivare la scheda di rete ethN (dove N e’ un numero, la prima scheda di rete e’ eth0, poi eth1 e così via) basterà dare il seguente comando:
# ifup eth0
# ifdown eth0
le varie configurazioni, parametri, ecc. verranno presi automaticamente dal file /etc/network/interfaces.
Imprimere i sottotitoli con Mencoder
Se avete un filmato a cui volete aggiungere dei sottotitoli imprimendoli nel flusso video c’è un modo semplice e veloce per farlo: utilizzare mencoder. Mencoder è un codificatore/decodificatore sviluppato unitamente al famoso player Mplayer. Mencoder è un programma da linea di comando e non ha un’interfaccia grafica. Vi assicuro però che risulta essere superiore a molti tool con interfaccia grafica che potrete trovare in giro, anche per Windows e Mac.
Può sembrare ostico a prima vista, ma se ci si mette qualche minuto per capire come esso funzioni lo si può utilizzare agevolmente per codificare o decodificare flussi video. Se volete approfondire l’utilizzo di Mencoder potete dare un’occhiata alla guida di base e a quella avanzata.
Per effettuare quello che viene chiamato hardsub dei sottotitoli bisogna ricodificare il flusso video inserendo i sottotitoli in formato srt, ass o altro. Affinché ciò avvenga in maniera desiderata bisogna specificare quale carattere utilizzare: deve essere presente il file subfont.ttf in “~/.mplayer” che definisce i caratteri da usare per i sottotitoli, mentre la grandezza dei caratteri si controlla con “-subfont-text-scale x”. Io vi invito ad utilizzare un carattere bold della famiglia Dejavu. Lo rinominate e lo posizionate nella specifica cartella.
Fatto ciò non rimane altro che ricodificare con i sottotitoli dando il comando:
mencoder FILE_ORIGINALE.avi -ovc xvid -xvidencopts fixed_quant=4 -o FILE_CON_SUB.avi -oac copy -sub SOTTOTITOLI.srt -subfont-text-scale 3
- fixed_quant=3 qualità del video (1 alta, 3 normale, 5 scarsa)
- subfont-text-scale 4 grandezza del font da 1 a 5 (3 e 4 vanno benissimo)
- subpos <0-100> posizione dei sottotitoli nello schermo in % rispetto altezza
- subalign <0-2> 0 in alto, 1 al centro, 2 in basso
- sub-bg-alpha <0-100> trasparenza dei sottotitoli, 0 massima trasparenza, 100 nessuna trasparenza. La trasparenza credo sia riferita alla banda nera su cui vengono aggiunti i sottotitoli e non ai font. Infatti non usando questa opzione non c’è nessuna banda nera (valore di default 0), mentre l’aggiunta del parametro con valore 100 (nessuna trasparenza) crea la banda nera.
Il Wi-Fi 802.11s per le reti ibride
Attualmente mi sto occupando (insieme a @giancarloromeo) dello sviluppo di architetture di rete ibride e dello studio evolutivo di queste tramite la teoria delle reti complesse. Ho potuto vedere lo sviluppo di tali tecnologie di comunicazione partendo dall’architettura protocollare e dalla teoria inerente alla distribuzione dei nodi su una rete in continua evoluzione. In pratica nelle reti ibride (chiamate anche mesh networks) ogni nodo può agire da router e da receiver o si può promuovere un sottoinsieme di nodi alle funzionalità di routing. La comunicazione avviene per mezzo di tabelle di routing contenute in ogni nodo e aggiornate dinamicamente con tecniche reattive o proattive.
Ci sono diversi esempi di algoritmi di routing ma i più utilizzati al momento risultano essere l’AODV e l’OLSR, rispettivamente proattivo e reattivo. Quello che attualmente viene considerato più supportato e sviluppato è OLSR, ma il task group all’IEEE ha scelto di adottare AODV, modificandolo, per lo sviluppo di 802.11s. Ovviamente questa specifica per il protocollo IEEE 802.11 è ancora a livello di bozza e non può essere considerata attuabile nell’immediato futuro, ma siamo certi che di qui a pochissimi anni moltissimi dispositivi mobili lo adotteranno come standard.
La banda larga anticrisi
Una delle più importanti misure anticrisi è di certo l’investimento massiccio dei governi sull’allargamento sostanziale della banda per la connessione ad Internet. La diffusione in Italia dell’accesso alla Rete con una connessione ultraveloce è agli ultimi posti tra i paesi Ocse. Secondo i dati di quest’organizzazione, nel nostro paese, solo il 19,2 % degli italiani sono connessi a qualcosa che si possa considerare una vera “banda larga”. Le connessioni in fibra ottica e cavo coassiale sono quasi un miraggio per la maggior parte degli italiani e quasi tutti nel 2009-2010 si connettono ancora tramite il vecchio doppino UTP; siamo così 20° su 30 paesi considerati dalla statistica Ocse.
Con la dizione banda larga ci si riferisce in generale alla trasmissione dati dove più dati sono inviati simultaneamente per aumentare la quantità d’informazione trasmissibile sullo stesso cavo. Nell’ambito della teoria dei segnali questo termine è usato per indicare i metodi che consentono a due o più segnali di condividere la stessa linea trasmissiva.
La rete italiana in doppino in rame è stata completata intorno agli anni ’60 del secolo passato e, dunque, nel migliore dei casi presenta un’obsolescenza di quarant’anni.
Wikipedia, l’Enciclopedia Libera








