Ottimizzare SMF per il SEO
Io credo che il miglior forum PHP sia SMF (Simple Machines Forum); un motore per forum del tutto gratuito e personalizzabile che è anche il motore del nostro forum, quindi potete vederlo direttamente all’opera. Molti utenti che utilizzano e apprezzano SMF si trovano però a farsi sempre la fatidica domanda: «ma questo forum è ottimizzato per i motori di ricerca?». Ovviamente la risposta, quando lo si installa la prima volta, è no, non è inizialmente SEO friendly, ma può essere reso tale con pochi accorgimenti e qualche mod ad hoc.

Vediamo allora come migliorare il comportamento di SMF per renderlo “amico dei motori di ricerca”. In pochi passi potremo così sistemare tutte le pecche che lo affliggono dalla nascita e che in verità sono facilmente aggirabili. Ricordate però che la prima regola è quella che molti fanno finta di non capire; prima di tutto vengono i contenuti: «Content is King!».
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Installare Skype su Fedora dai repositories
Skype non si trova sui repositories ufficiali di Fedora. Per installarlo automaticamente basta seguire queste semplici operazioni. Prima di tutto inserire le chiavi GPG dei pacchetti:
gpg --keyserver pgp.mit.edu --recv-keys 0xD66B746E
gpg -a -o /etc/pki/rpm-gpg/RPM-GPG-KEY-skype --export 0xD66B746E
Una volta importata la chiava GPG creiamo il file di configurazione del repository per yum /etc/yum.repos.d/skype.repo:
[skype]
name=Skype Repository
baseurl=http://download.skype.com/linux/repos/fedora/updates/i586/
#gpgkey=http://www.skype.com/products/skype/linux/rpm-public-key.asc
gpgkey=file:///etc/pki/rpm-gpg/RPM-GPG-KEY-skype
enabled=1
gpgcheck=1
Per la prima installazione basterà dare i seguenti comandi:
yum check-update
yum install skype --nogpgcheck
Fonte: http://fedorasolved.org/multimedia-solutions/installing-skype
Configurare manualmente una connessione wireless
Vediamo come configurare manualmente la nostra distribuzione Linux affinché essa possa connettersi automaticamente ad una rete infrastrutturale o Ad-Hoc richiamando le configurazioni impostate nel file /etc/network/interfaces.
Il file /etc/network/interfaces
Le distribuzioni GNU/Linux (solitamente) memorizzano le impostazioni relative alle schede di rete in alcuni file di testo che vengono letti ad ogni avvio per l’utilizzo delle configurazioni in essi contenute. Questo file è /etc/network/interfaces, vediamo in breve di cosa si tratta.
In realtà non sarebbe necessario memorizzare le configurazioni delle schede di rete in questo file. Infatti, con le giuste opzioni e varie sintassi, tramite i comandi ifconfig [1] e route [2] possiamo configurare la nostra scheda di rete. Certo che doverlo fare ad ogni avvio del sistema diventa noioso, per questo memorizzare tutto all’interno di un file di testo e’ cosi’ utile.
In questo modo per attivare/disattivare la scheda di rete ethN (dove N e’ un numero, la prima scheda di rete e’ eth0, poi eth1 e così via) basterà dare il seguente comando:
# ifup eth0
# ifdown eth0
le varie configurazioni, parametri, ecc. verranno presi automaticamente dal file /etc/network/interfaces.
GoogleDNS contro OpenDNS
Solitamente quando si parlava di DNS alternativi il discorso ricadeva quasi sempre sul servizio OpenDNS che da qualche tempo allieta la navigazione di moltissimi utenti, in questi giorni però ha fatto capolino sul panorana DNS il colosso del web; stiamo parlando del servizio GoogleDNS che con i suoi due indirizzi 8.8.8.8 e 8.8.4.4 promette di fornire un servizio di prima qualità. La cosa bella è che questi indirizzi risultano essere facilmente memorizzabili. Sono quattro volte 8 e “otto diviso due”. Con questa tecnica non è difficile potersi appoggiare a DNS pubblici ovunque ci si trovi, anche qualora non si abbia un modo per risolvere gli indirizzi Internet e si voglia far funzionare una connessione. Succede più spesso di quanto si possa immaginare.

Imprimere i sottotitoli con Mencoder
Se avete un filmato a cui volete aggiungere dei sottotitoli imprimendoli nel flusso video c’è un modo semplice e veloce per farlo: utilizzare mencoder. Mencoder è un codificatore/decodificatore sviluppato unitamente al famoso player Mplayer. Mencoder è un programma da linea di comando e non ha un’interfaccia grafica. Vi assicuro però che risulta essere superiore a molti tool con interfaccia grafica che potrete trovare in giro, anche per Windows e Mac.
Può sembrare ostico a prima vista, ma se ci si mette qualche minuto per capire come esso funzioni lo si può utilizzare agevolmente per codificare o decodificare flussi video. Se volete approfondire l’utilizzo di Mencoder potete dare un’occhiata alla guida di base e a quella avanzata.
Per effettuare quello che viene chiamato hardsub dei sottotitoli bisogna ricodificare il flusso video inserendo i sottotitoli in formato srt, ass o altro. Affinché ciò avvenga in maniera desiderata bisogna specificare quale carattere utilizzare: deve essere presente il file subfont.ttf in “~/.mplayer” che definisce i caratteri da usare per i sottotitoli, mentre la grandezza dei caratteri si controlla con “-subfont-text-scale x”. Io vi invito ad utilizzare un carattere bold della famiglia Dejavu. Lo rinominate e lo posizionate nella specifica cartella.
Fatto ciò non rimane altro che ricodificare con i sottotitoli dando il comando:
mencoder FILE_ORIGINALE.avi -ovc xvid -xvidencopts fixed_quant=4 -o FILE_CON_SUB.avi -oac copy -sub SOTTOTITOLI.srt -subfont-text-scale 3
- fixed_quant=3 qualità del video (1 alta, 3 normale, 5 scarsa)
- subfont-text-scale 4 grandezza del font da 1 a 5 (3 e 4 vanno benissimo)
- subpos <0-100> posizione dei sottotitoli nello schermo in % rispetto altezza
- subalign <0-2> 0 in alto, 1 al centro, 2 in basso
- sub-bg-alpha <0-100> trasparenza dei sottotitoli, 0 massima trasparenza, 100 nessuna trasparenza. La trasparenza credo sia riferita alla banda nera su cui vengono aggiunti i sottotitoli e non ai font. Infatti non usando questa opzione non c’è nessuna banda nera (valore di default 0), mentre l’aggiunta del parametro con valore 100 (nessuna trasparenza) crea la banda nera.
La banda larga anticrisi
Una delle più importanti misure anticrisi è di certo l’investimento massiccio dei governi sull’allargamento sostanziale della banda per la connessione ad Internet. La diffusione in Italia dell’accesso alla Rete con una connessione ultraveloce è agli ultimi posti tra i paesi Ocse. Secondo i dati di quest’organizzazione, nel nostro paese, solo il 19,2 % degli italiani sono connessi a qualcosa che si possa considerare una vera “banda larga”. Le connessioni in fibra ottica e cavo coassiale sono quasi un miraggio per la maggior parte degli italiani e quasi tutti nel 2009-2010 si connettono ancora tramite il vecchio doppino UTP; siamo così 20° su 30 paesi considerati dalla statistica Ocse.
Con la dizione banda larga ci si riferisce in generale alla trasmissione dati dove più dati sono inviati simultaneamente per aumentare la quantità d’informazione trasmissibile sullo stesso cavo. Nell’ambito della teoria dei segnali questo termine è usato per indicare i metodi che consentono a due o più segnali di condividere la stessa linea trasmissiva.
La rete italiana in doppino in rame è stata completata intorno agli anni ’60 del secolo passato e, dunque, nel migliore dei casi presenta un’obsolescenza di quarant’anni.
Wikipedia, l’Enciclopedia Libera
camelCase o PascalCase?
Finora ho erroneamente creduto che questo modo di unire le parole o le frasi
ParoleUniteInsieme
fosse il Camel Case, invece mi sbagliavo confondendolo con il Pascal Case. Il Pascal in effetti fu il primo linguaggio di programmazione che appresi quando ancora ero al liceo. Un linguaggio che credo non sopporterò finché campo e che ho ritrovato con mio dispiacere anche nel Delphi, peraltro per un caso fortuito della vita.





