Configurare manualmente una connessione wireless

Vediamo come configurare manualmente la nostra distribuzione Linux affinché essa possa connettersi automaticamente ad una rete infrastrutturale o Ad-Hoc richiamando le configurazioni impostate nel file /etc/network/interfaces.

Il file /etc/network/interfaces

Le distribuzioni GNU/Linux (solitamente) memorizzano le impostazioni relative alle schede di rete in alcuni file di testo che vengono letti ad ogni avvio per l’utilizzo delle configurazioni in essi contenute. Questo file è /etc/network/interfaces, vediamo in breve di cosa si tratta.

In realtà non sarebbe necessario memorizzare le configurazioni delle schede di rete in questo file. Infatti, con le giuste opzioni e varie sintassi, tramite i comandi ifconfig [1] e route [2] possiamo configurare la nostra scheda di rete. Certo che doverlo fare ad ogni avvio del sistema diventa noioso, per questo memorizzare tutto all’interno di un file di testo e’ cosi’ utile.

In questo modo per attivare/disattivare la scheda di rete ethN (dove N e’ un numero, la prima scheda di rete e’ eth0, poi eth1 e così via) basterà dare il seguente comando:
# ifup eth0
# ifdown eth0

le varie configurazioni, parametri, ecc. verranno presi automaticamente dal file /etc/network/interfaces.

Network Interfaces on LINUX

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Usabilità del Software Libero

Assistendo alla conferenza sul Software Libero di questa mattina all’Università di Catania, organizzata dal LUG di Catania e dal Freaknet Medialab, si è fatto ovviamente riferimento ai vari esempi di Software FLOSS che oggi si stanno lentamente affermando. Si è parlato di “massa critica” di utenti che utilizzino questi programmi per far passare di bocca in bocca il concetto che quel dato programma replica perfettamente, o quasi, programmi commerciali che tutti additano come i migliori possibili.

gimp_logo

A questo punto è stato fatto notare, citando il caso di GIMP, che l’alternativa commerciale risulta comunque molto più usabile. Ma da cosa dipende il concetto stesso di usabilità del software? Come migliorare quello che è stato fatto finora in campo Free Software? Prendendo in considerazione l’esempio GIMP vs. Photoshop alcuni hanno fatto notare che si potrebbero tranquillamente “copiare” le interfacce grafiche di programmi di utilizzo di massa.

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APT o non APT

Scrivo questo post prendendo spunto dalla discussione spontanea nata come una sorta di guerra di religione apparsa qui. Molti ce l’hanno per così dire a morte con le distro Debian basate su dpkg e APT e io sono convinto che tutto ciò nasca dal fatto che ormai la maggioranza di utenti Linux e conseguentemente di blogger declina in maniera più o meno costante il mantra di apt-get. Vediamo di capire che cosa sia questo APT e come sia nato.

In principio esistevano i .tar.gz. Gli utenti dovevano compilare ogni programma che volevano usare sui loro sistemi GNU/Linux. Quando fu creata Debian, fu ritenuto necessario che il sistema incorporasse un metodo di gestione dei pacchetti installati sulla macchina. A questo sistema fu dato il nome dpkg. Fu così che nacque il famoso “pacchetto” nel mondo GNU/Linux, poco prima che Red Hat decidesse di creare il proprio “rpm”.

Rapidamente un nuovo dilemma si fece strada nelle menti degli sviluppatori di GNU/Linux. A loro serviva un modo rapido, pratico ed efficiente per installare i programmi, che gestisse automaticamente le dipendenze e che avesse cura di mantenere i file di configurazione esistenti mentre si effettuavano i vari aggiornamenti. Ancora una volta Debian ha aperto la strada dando vita a APT (Advanced Packaging Tool), che poi è stato adattato da Conectiva per usarlo insieme a rpm e in seguito è stato adottato anche da altre distribuzioni.

APT-HOWTO ch 1,it

Nelson Mandela spiega il significato di “Ubuntu”

Interessante intervista a Nelson Mandela a proposito di Ubuntu. Lo stesso Mandela viene identificato con la parola africana. :O

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