Google Android in continua evoluzione

Google annuncia l’uscita del nuovo Standard Development Kit di Android arrivato ora alla versione 1.6. Android è una piattaforma software per cellulari ultima generazione e ha come kernel Linux 2.6. Le applicazioni scritte con l’immagine SDK sono a tutti gli effetti programmate in Java, anche se sono messe a disposizione dello sviluppatore un insieme di librerie C/C++ per la gestione del sistema, dei media e del database SQLite. Le applicazioni Android girano su una Virtual Machine come ogni altro programma Java, anche se questa VM non è quella standard sviluppata da Sun ma è una versione personalizzata che si chiama Dalvik VM.

android logo donut Google Android in continua evoluzione

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Madwifi su Debian Sid

Ho appena aggiornato la mia Debian Box con un pesante dist-upgrade che ha richiesto il download di più di un gigabyte di pacchetti nuovi. Ho anche aggiornato il kernel passando dal 2.6.26 al 2.6.30 nuovo di zecca. Ciò ha prodotto come sempre la necessità di ricostruire alcuni pacchetti deb per i moduli di qualche periferica e nel mio caso specifico ho trovato un piccolo problema nel driver madwifi che non ne voleva sapere di essere ricompilato con l’ottimo module-assistant. Normalmente eseguo un

# m-a a-i madwifi-source

Stavolta non ha funzionato e mi sono messo alla ricerca del nuovo pacchetto madwifi-source che trovavo comunque all’ultima versione. A quel punto ho compreso che il problema era la versione del mio driver e ho scoperto che esso è uscito dai repositori di Sid, anche se non ne comprendo il motivo.

Ovviare a tale problema è solo questione di qualche minuto ed ecco cosa bisogna fare per reperire il driver dall’svn e far funzionare tutto a dovere. Da root bisogna impartire i seguenti comandi:

cd /usr/src
mkdir svn-madwifi
cd svn-madwifi
svn checkout http://madwifi-project.org/svn/madwifi/trunk
cd trunk
make
make install

Se si vuole il pacchetto deb basterà utilizza il checkinstall.

Usplash dovrebbe essere soppiantato da Plymouth

A quanto pare la velocità del sistema e i tempi di avvio dei fututri OS saranno il terreno di battaglia della prossima guerra tra produttori. Microsoft ha più volte dichiarato di puntare proprio ai tempi di boot per il futuro e il magnate sudafricano fondatore di Ubuntu pare voler ascoltare gli echi provenienti da casa Red Hat.

fedora10 plymouth 300x224 Usplash dovrebbe essere soppiantato da Plymouth

Potrebbe configurarsi uno scenario in cui Ubuntu “prenda in prestito” il nuovo boot loader/manager Plymouth, che, al posto dell’attuale usplash, sfrutta il driver della scheda video al posto del server X, consentendo tempi d’avvio notevolmente superiori. Plymouth utilizza il Kernel-based Mode-Settings (KMS).

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Velocizzare Linux

Prendo spunto da un post di Piplos ed esprimo qui qualche suggerimento per la velocizzazione e l’ottimizzazione di Linux.

Come detto già in quel post si dovrebbe andare prima di tutto a ricompilare il kernel per adattarlo perfettamente alle caratteristiche dell’hardware dove esso dovrà girare, poi agire sui servizi che vengono lanciati all’avvio del sistema, disattivando quelli inutili e specificando l’ordine d’avvio. Fatto ciò bisogna andare a verificare che tutti i moduli relativi ai driver siano installati in maniera perfetta e siano aggiornati all’ultima versione stabile disponibile (settare per bene una scheda video non ha prezzo).

Se ancora il sistema risulta lento si può pensare di cambiare il desktop environment passando in sequenza da KDE a Gnome per finire con XFCE. Se volessimo migliorare ancora le prestazioni potremmo installare un window manager ultra leggero come Fluxbox, che consiglio vivamente.

Poi ancora potremmo agire sui programmi, passando ad esempio da Firefox a Galeon, da Nautilus/Konqueror a PCManFM/Thunar e così via…

Informazioni di base sulla vostra LinuxBox

Ci sono dei comandi di base per reperire informazioni utili sulla vostra installazione attuale di Linux. Ormai molti Desktop Environment danno molte di queste informazioni tramite delle comode interfacce grafiche ma a volte non si può avere accesso al server X o semplicemente si vogliono manipolare queste informazioni tramite degli script in Python.

Andiamo a vedere quali comandi eseguire e cosa essi producono.

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